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Le prime lezioni | Dicembre 1979

§8. La svolta

Alla lezione di lunedì di inizio dicembre, arrivai volutamente a casa di Rim con circa dieci minuti di ritardo. Prima di quel giorno ero stato sempre puntuale. A volte arrivavo con qualche minuto di anticipo, ma mai in ritardo. Volevo sapere la sua reazione a vedermi non arrivare alle sette.

Quando bussai al campanello, fu lei ad aprirmi la porta per la prima volta. Di solito c'era Nour. Dopo il saluto le dissi:
«Scusami il ritardo, c'è molto traffico al centro, come tutti i lunedì. Ma oggi è più del solito.».
Poi, come da consuetudine, , ci accomodammo nella sala, ciascuno al suo usuale posto. Ma prima di iniziare la lezione, notai i suoi occhi lucidi e così le chiesi:
«Scusa, ma hai gli occhi lucidi. Ch'è successo?».
Mi disse a testa bassa per non guardarmi negli occhi:
Stavo piangendo.», poi alzò gli occhi a guardarmi come se fosse arrabbiata con me. E così io le chiesi:
«Ma è successa qualcosa?».
«Pensavo che tu non tornassi più.», e continuava a guardarmi negli occhi.
«Ma non ti ricordi che ti avevo detto il venerdì che ci saremmo rivisti oggi?».
«Sì, mi ricordo. Ma quando non ti ho visto arrivare ho avuto dei dubbi. Sei stato sempre puntuale.».
A quel punto, le dissi con un tono molto serio:
«Ora però, per favore, dimmi in che modo pensi di procedere con le lezioni? Come hai fatto finora, oppure cambiamo registro? Io lo voglio sapere e così mi regolo.».
Sembrava che lei aspettasse proprio questa mia domanda per rispondermi:
«Avevo deciso di cambiare, di ascoltarti, di diventare brava come i miei cugini e prendere il diploma di maturità con un voto alto. Poi andare all'università e scegliere la facoltà che voglio. Mi sono pentita di essermi comportata con leggerezza. Ho pianto più volte questi due giorni.».
Ero molto contento a sentirla dire queste cose perché mi sembrava proprio sincera e così le dissi:
«Che bella notizia! Me l'aspettavo da giorni. Sono proprio contento. Iniziamo subito.», e le feci un bel sorriso.
E lei tutta contenta mi disse:
«Ho imparato a memoria tutte le formule di fisica della scheda che mi hai dato, compreso il significato di ogni termine e la sua unità di misura. Ho fatto pure una decina di esercizi di matematica. Mi hanno ridato quasi tutti.».

Mentre lei mi faceva vedere il quaderno degli esercizi fatti, io strofinavo gli occhi e le dissi quasi incredulo:
«Ma parli sul serio? Ma questa cosa mi sembra della serie "incredibile ma vero". Mi sembra di sognare. Dammi subito la scheda delle formule di fisica. Voglio fare una verifica.».
E lei me la diede. Ed io all'instante le chiesi di ripetermi le formule, di scriverle e di dirmi il nome di ciascun termine e la sua unità di misura. Le sue risposte erano quasi tutte corrette. Stavo prima sorridendo, poi ridendo perché la cosa sapeva dell'inverosimile. Anche lei rideva e le brillavano gli occhi. Era bellissima. Quando finì, mi alzai e le chiesi di alzarsi. Poi, guardando dritto nei suoi bellissimi occhi verdi le dissi:
«Ora meriti veramente una bacio sulla fronte. Grande! Anzi grandissima!».
Dopo il bacio, ci sedemmo e la guardai di nuovo negli occhi:
«Ora accendiamo i motori, siamo sulla giusta rotta. Continueremo così fino al raggiungimento del nostro obiettivo finale. Me lo prometti?».
Era molto contenta e fu per la prima volta vederla orgogliosa di sé. E così mi rispose:
«Sì, te lo prometto. Però io vorrei prima chiederti qualcosa?».
«Ormai i tuoi desideri sono ordini per me. Avanti!».
«A parte la matematica, la fisica, la chimica e la scuola, vorrei anche parlare di tanto in tanto di altre cose. Vorrei farti delle domande, sapere come la pensi di certi argomenti. Ho dei dubbi su tante cose che non riguardano solo la scuola. Mia madre mi ha detto che sei un uomo e non un ragazzo. Sei molto serio, colto, maturo e responsabile. Sai, mia madre capisce le persone al volo e non sbaglia mai.».
In quel momento, mi misi le mani ai capelli e le dissi:
«Oddio! Così però scoprirai tutti i miei difetti e limiti che sono tantissimi. E finirai per disprezzarmi ed odiarmi.».
E lei fece una bella risata, e disse:
«Appunto. È questo che io vorrei scoprire di te. Ma di sicuro non ti disprezzerò e non ti odierò mai.».
«Nessuna obiezione. Sono qui per servirti anche in questo. D'ora in poi facciamo un'ora di lezione, dieci minuti di discussione extra per noi, ai quali aggiungiamo i soliti dieci con Nour.», e lei mi interruppe dicendo:
«No, quindici minuti per noi e cinque con Nour.».
Allora io le disse guardandola negli occhi sorridendo:
«Sono d'accordo. Affare fatto. Sarà così. Ora iniziamo.».

In quel momento aprii la mia cartella e presi gli appunti che avesssi preparato la sera precedente per illustrarle il nostro programma per il mese di dicembre. In realtà erano solo tre settimane di lezioni a causa delle vacanze invernali. Ma prima che io iniziasse a parlare, lei mi guardò e mi disse:
«Scusa, ma ti posso chiedere un'altra cosa?».
E io le risposi sorridendo:
«Chiedi tutto e tutto sarà fatto.».
La vedevo un pochino titubante prima di farmi quella domanda, ma alla fine me la fece:
«Ti posso chiamare con il nome?».
E io mi misi a ridere. Ma lei sembrò un po' perplessa dal mio atteggiamento. E così mi chiese:
«Perché ridi?».
«Rido perché non me la dovevi proprio fare questa domanda. Lo potevi già fare dalla nostra prima lezione senza chiedermelo. Ora invece lo devi fare.».
«Perché lo devo fare?».
«Ormai siamo amici. Forse anche qualcosina in più.».
E lei mi guardò negli occhi e mi disse con il suo dolcissimo sorriso:
«E cosa intendi con qualcosina in più?».
Non sapevo come risponderle e non volevo sbagliare a darle una risposta che non avrebbe gradito. Perciò, dopo un attimo di esitazione le risposi:
«Amici e confidenti. Ecco.».
«Ma solo per questo?».
Ho fatto finta di pensare grattandomi la testa, poi le dissi:
«Non lo so. Aiutami tu ad aggiungere altro.».
E la guardai negli occhi nell'attesa di una risposta.
Fece finta di pensare pure lei, poi mi disse:
«Non lo so nemmeno io.».
«Allora facciamo così. Il primo che lo saprà lo dirà all'altro. Va bene?».
«Va bene.».

Poi continuammo a guardarci negli occhi. Mi sentivo ipnotizzato dal suo dolcissimo e magnetico sguardo e per uscire da quella trappola, guardai l'orologio e le dissi:
«Ora iniziamo subito la nostra lezione. Partiamo in quarta.».

Durante quella lezione, per la prima volta vidi Rim interessata alla mia lezione. Prima raramente mi faceva domande, stavo sempre io di continuo a chiederle se avesse capito e lei rispondeva quasi sempre positivamente, ma senza aggiungere altro. In quella lezione mi fece diverse domande e per la prima volta iniziò anche a prendere degli appunti. Per me fu l'inizio di una nuova era con lei.

Quando finimmo la nostra lezione, per la prima volta ci sentivamo palesemente contenti e ci sorridevamo. Quando gli assegnai qualche esercizio da fare, lei mi chiese di assegnarli altri ancora. Allora io le dessi:
«Allora vuoi veramente prendere il diploma classificata prima?», e le feci un sorriso.
Allora lei tutta sicuro di sé mi rispose:
«È proprio quello che penso di fare.», e ci mettemmo a ridere.
Poi andò a chiamare Nour che appena ci vide contenti e sorridenti, guardò prima me, poi lei e ci disse:
«Finalmente vi vedo contenti dopo la lezione! Mi fa proprio piacere.».

Finito il nostro incontro, per la prima volta Rim mi accompagnò alla porta insieme a Nour e mi salutò calorosamente.

Da quel giorno, il nostro rapporto cambiò radicalmente. Sembrava che ci fossimo entrati in una nuova era. Il rendimento delle lezioni cominciò ad alzarsi vertiginosamente. Riuscivamo a fare quasi sempre di più del previsto. I risultati erano più che buoni. Rim stava recuperando alla grande. Farle lezioni divenne sempre più piacevole e costruttivo. Stavamo puntando dritto verso il nostro obiettivo. Ad ogni incontro, appena finiva la lezione, iniziavamo la libera discussione. In quel piacevole quarto d'ora, che si allungavo sempre di più, eravamo diventati veramente amici e confidenti. Poteva parlare di tutto e farmi tutte le domande che volesse alle quali avevo sempre cercato di rispondere in modo gentile e sincero.

Con il passare dei giorni, le nostre lezioni diventarono più addolcite e con meno tensioni, con più risate, sorrisi ed intensi sguardi. Non la rimproveravo mai quando sbagliava, cercavo solo di correggerla oppure di aiutarla a trovare la risposta giusta. Non la mettevo mai in difficoltà o in imbarazzo, per nessuna ragione. Cercavo sempre di assecondarla. Ero veramente contento di vederla contenta. Avevo capito che con lei, tutto funzionava bene solo in quel modo, e così decisi di comportarmi con lei solo in quel modo.

Il mercoledì 12 dicembre 1979 fu una data indimenticabile per me. Appena finimmo l'ora di lezione, ci raggiunse Nour. Quel giorno si unì a noi in anticipo, ma Rim non le disse niente. Di solito era molto fiscale con lei, voleva il suo quarto d'ora per intero, se non di più, a parlare solo con me. E così iniziammo la nostra discussione a tre. Mi rivolsi prima a Nour dicendole:
«Ma sei in anticipo oggi?».
«Sì, abbiamo preparato molte domande da farti oggi. Ma ci devi dire la verità.».
E, contemporaneamente, fecero una bella risata. In quel momento capii che si erano messe d'accordo. E così dissi:
«Oddio! Cosa ho combinato questa volta? Guardate che non ho fatto niente, ve lo giuro.», e le due ragazze scoppiarono a ridere.
«Ora vediamo.», disse Nour, e con il suo dolce sorriso mi chiese:
«Ma sei fidanzato?».
Quella domanda la concepii come un atto d'accusa e cercai di respingerla categoricamente. E così risposi velocemente e spontaneamente:
«No, negativo.».
«Ma che modo strano questo di rispondere?», disse Rim.
«È il mio modo di rispondere negativamente in modo rafforzativo.».
In quel momento Rim mi guardò con tanta ammirazione. Sembrava più stupita dal mio modo di rispondere che dal contenuto della mia risposta. Poi mi chiese:
«Ma stai dicendo la verità? Guarda che non è un reato essere fidanzati.».
Allora io, guardando lei poi Nour, risposi in modo naturale:
«Lo so. Ma io non sono fidanzato. Anzi, non ho mai avuto una fidanzata.».
Da quel momento in poi, fu solo Rim a continuare l'interrogatorio. E così mi chiese:
«Ma non hai avuto nemmeno un'amica durante gli anni dell'università?».
«Nemmeno una e per una semplice ragione. Le ragazze belle erano quasi tutte impegnate, e chi non era impegnata era irraggiungibile per me. Quelle brutte non le voleva nessuno. Quelle, tra virgolette, normali, nessuna mi piaceva. Poi, noi ragazzi, pensavamo solo a studiare e soprattutto a fare commedie. Non eravamo interessati ad avere relazioni. Parlo ovviamente del mio gruppo di amici e compagni. In generale le ragazze del Campus si fidanzavano con uomini più grandi di loro.».
«Ma non ti era mai piaciuta nemmeno una?».
«Oddio! Sì, solo una in particolare. Era del mio gruppo di laboratorio che chiamai Pantera.».
Allora Rim fece una mezza risata e mi chiese:
«Perché la chiamasti Pantera?».
«Per il colore miele e del taglio dei suoi occhi, il suo sguardo di ghiaccio e, soprattutto, per la sua aggressività. Era comunque insopportabile per la maggior parte del nostro gruppo. Però, quasi tutti i ragazzi del Campus erano innamorati di lei.».
«Anche tu?».
«Innamorato mai. Mi piaceva per alcuni aspetti. Bellezza a parte, aveva una forte personalità. Poi era brava e studiava molto, più di tutti noi.».
«Era bella?».
«Sì, bellissima, aveva un fisico molto atletico, praticava nuoto ed andava in bicicletta. Era molto elegante quando camminava e come si muoveva. Poi si vestiva e si combinava in modo un po' stravagante.».
«Ma non ti sei innamorato di lei nemmeno un pochino?».
«Non credo. Di solito quando uno ama una persona la vuole sempre vedere, ma io ero contento quando si assentava. Era troppo egocentrica. Creava molta tensione all'interno del nostro gruppo. Cercava sempre di stare al centro dell'attenzione. Poi faceva troppo la saputella. E per concludere, per me era irraggiungibile. Ero un poveraccio rispetto a lei. Comunque non era il tipo di ragazza che mi potesse piacere, anche solo come amica.».
«E qual è il tipo di ragazza che ti piace?».
Allora io guardai un po' lei, un po' Nour, e dissi con un sorriso:
«Una come voi.».
Nour fu tanto stupita. Forse perché l'avevo messa allo stesso livello di Rim. Allora Rim disse con un finto sorriso sulle labbra:
«E tra noi due chi ti piace di più?».
Non sapevo come rispondere per non offendere nessuna, allora risposi sorridendo:
«Oddio! Dovrei fare testa o croce per scegliere. Siete tutte e due ragazze stupende da tutti i punti di vista, per me.».

Mentre stavo aspettando altre domande, sentimmo la porta esterna chiudersi, era la mamma di Nour che tornava a casa e così la figlia andò al suo incontro. Feci un respiro di sollievo perché non sapevo più cosa aggiungere dopo quella domanda. In quel momento guardai l'orologio e dissi a Rim:
«Hai ancora qualche minuto per un'ultima domanda. Ma solo se me la vuoi fare.».
E lei senza nemmeno pensare, mi chiese quasi dispiaciuto:
«Tra me e Nour, veramente non sai chi scegliere?».
Capii di essere caduto senza rendermene conto in una delle sue trappole, allora le risposi con un sorriso:
«Era una finta risposta ad una finta domanda. Ma tu pensi veramente che io non sono in grado di scegliere tra voi due?».
Allora lei mi fece un sorriso e disse:
«Sai, io non posso credere che tu non sia fidanzato. Non so perché.».
A quel punto, la guardai dritto negli occhi, come se fossi stato offeso, e le dissi:
«Io sono certo di aver detto la verità. Poi, se la mia principessa non mi vuole credere, allora sono solo fatti suoi. Ora me ne posso andare?».
«No, per favore, ancora solo un minuto», e mi guardò con infinita dolcezza e mi disse:
«Mi hai chiamato principessa?».
«Sì, ti ho chiamato principessa perché tu sei la mia principessa. E te lo ripeto ancora una volta: Tu sei la mia principessa. Poi, se non mi vuoi credere nemmeno su questo, allora io te lo metto per scritto.».
E così, presi un foglietto di carta dalla mia cartella e scrissi:
«Dichiaro che Rim è la mia principessa e lo rimarrà per sempre.».
E sotto scrissi il luogo, la data, l'ora, poi misi la mia firma e glielo diedi. Poi le chiesi di conservarlo in un posto sicuro e, soprattutto, non farlo leggere a nessuno.
Dopo aver letto il foglietto, Rim lo poggiò sul suo petto, come per abbracciarlo, mentre mi guardava con uno sguardo così dolce che mi fece venire delle palpitazioni al cuore. Poi lo piegò, lo mise nella tasca dei pantaloni e ci mettemmo a guardarci negli occhi avvicinandoci sempre di più l'uno all'altro e chiudemmo contemporaneamente gli occhi. Non so, poi, come si erano incontrate le nostre labbra.

Per me quel primo bacio fu un colpo di cecchino al cuore. Ma credo anche al suo. Poi mi alzai per andarmene e si alzò pure lei. Ma continuammo a guardarci come se dovessimo confermare qualcosa che avevamo appena siglato. Poi, spontaneamente, ci abbracciammo e ci stringemmo fortemente. Le stavo quasi togliendo il respiro. Poi ci guardammo negli occhi per un attimo e ci riabbracciammo. Ci staccammo solo quando sentimmo i passi nel corridoio. Era la mamma di Nour.

Rim mi accompagnò fino alla porta e prima di uscire ci guardammo negli occhi tenendoci per mano. Quella volta il nostro sguardo fu diverso. Era breve ma molto intenso. Era come se volessimo leggerci nell'anima. Poi ci salutammo con un sorriso senza dirci una sola parola. Quel modo di salutarci lo chiamai "il nostro saluto". Quel giorno fu la data ufficiale della nascita del nostro amore. Era il mercoledì 12 dicembre 1979.

Da quel giorno iniziammo a navigare nelle acque profonde e burrascose dell'amore. Esattamente come prevedeva il saggio Mounir. Sicuramente pericolose e problematiche, forse anche troppo, ma rendevano la mia calma e tranquilla vita avventurosa ed emozionante. Cioè, una vita degna di essere vissuta.

Le prime lezioni | Dicembre 1979