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Eddy | Gli altri episodi

13. Gennaio 1980

Io e Rim, per non perdere tempo, iniziammo la nostra prima lezione il due gennaio, subito dopo le feste. In quel giorno, mi presentai puntualmente alle sette di sera a casa sua. Fu Nour ad aprirmi la porta. Dopo lo scambio di calorosi saluti ed auguri di buon anno, mi aspettai almeno altrettanto da parte di Rim. Ma non fu così. Mi salutò in modo freddo e distaccato. Era irriconoscibile. Non mi aspettavo minimamente un cambiamento così radicale ed improvviso nei miei confronti. Quando ci lasciammo due settimane fa, prima che lei andasse a passare le vacanze ed il capodanno con la sua famiglia a Parigi, ci salutammo da veri innamorati.
Intuii all'istante che qualcosa di molto serio fosse accaduta durante quei giorni a Parigi. Quindi, prima la dovevo scoprire, poi decidere come agire. Per un attimo mi sentii completamente spiazzato, messo fuorigioco e con molta amarezza in bocca, ma io ero un uomo e non un ragazzo. Perciò, dovevo continuare a comportarmi in modo serio, professionale ed amichevole. Lei mi amava ed ammirava anche per il mio comportamento serio e responsabile in tutte le circostanze, soprattutto in quelle difficili come questa.
Dopo lo scambio di saluto e di augurio di buon anno, le chiesi come sono andate le feste a Parigi. Ma lei mi rispose dicendo solo: «Così così.», poi ci sedemmo e iniziammo la lezione. In fondo io stavo lì per svolgere la mia mansione di insegnante privato e nient'altro. Quindi dovevo procedere con il mio lavoro come se nulla fosse successo.
Aprii la mia cartella e presi dei fogli sui quali avevo preparato uno schema con degli appunti e cominciai ad illustrarle il nostro piano per il secondo quadrimestre. Mentre le parlavo, cercando di concentrarmi solo sul programma delle lezioni e sui risultati che avevo pianificato di raggiungere a fine quadrimestre, vidi due grosse lacrime scorrere sulle sue guance con una leggera espressione di dolore sul suo volto. Era bellissima, stupenda, irresistibile. La volevo abbracciare prima di sapere qualunque cosa da lei, ma non me la sentii. In quel contesto, non sapevo in che modo iniziare la lezione, allora le chiesi:
«Scusa, ti posso almeno continuare a chiamare principessa?».
E lei rispose di sì con un malinconico sorriso. In quel momento sentimmo il telefono squillare e Nour correre a rispondere. Rim si alzò per sapere chi era al telefono ed in quel momento Nour aprì la porta della sala e le disse: «È per te», poi me si avvicinò e disse a bassissima voce ed in fretta mentre Rim parlava al telefono:
«È il fidanzato. L'avevano fidanzata a Parigi, poi ti racconto i dettagli. Ti prego di trattarla bene, sta malissimo, sta per impazzire.».
Risposi a Nour affermativamente, la ringraziai e le diedi un bacio d'aria che lei contraccambiò con un sorriso.

Da quel momento, per me, tutto divenne all'improvviso molto chiaro. A dire il vero, me l'aspettavo una cosa del genere da un momento all'altro. Perciò quasi intuii la ragione del suo inatteso atteggiamento nei miei confronti. Comunque, mi sentii in qualche modo tranquillizzato per il fatto di aver capito la causa del suo malessere.
La sua telefonato con il fidanzato durò pochi minuti. Sicuramente non andò oltre il saluto. Quando vidi la porta della sala aprirsi, mi aspettavo di rivedere Rim, invece c'era Nour che venne vicino a me, per ordine di Rim, per raccontarmi quello che era successo a Parigi. Rim non ebbe il coraggio di raccontarmelo. Così, per la prima volta, Nour si sedette al suo posto. Io, per sdrammatizzare l'avvenuto, le dissi scherzosamente:
«Allora, oggi facciamo matematica o fisica?».
E lei rispose:
«Né l'uno né l'altro, ma cuori spezzati.».
Poi fece un sorriso ironico ed aggiunse:
«Le due famiglie di Rim e di Sadok, così si chiama il fidanzato, si sono incontrati a Parigi e hanno passato le vacanze insieme per festeggiare il capodanno ed il fidanzamento dei due. Avevano orchestrato tutto alla fine dell'estate scorsa all'insaputa della figlia e hanno continuato nel loro intento. Fino a qualche tempo fa sembravano solo dicerie, ma ora è realtà. Praticamente, ora stanno facendo con lei la stessa cosa che fecero anni fa con la sorella più grande. Anche lei aveva avuto una storia d'amore con un uomo ma l'avevano stroncata senza pietà e l'avevano sposata con uno che volevano loro. Rim mi ha raccontato che l'hanno incastrata a Parigi e lei non ha potuto opporsi. La mamma e la zia quando hanno visto i regali ed i gioielli non hanno capito più niente. Sadok ha detto a Rim che dopo il diploma lei prenderà la patente e lui le regalerà la macchina che lei vorrà, senza badare al prezzo. Poi Rim mi ha detto che, durante quei giorni, lei non si rendeva nemmeno conto di quello che stesse succedendo intorno a lei, ma pensava solo a te ed alla tua reazione quando l'avrai saputo.».
Poi continuò a voce bassa e con un tono molto dispiaciuto:
«Io ci credo in tutto quello che lei mi ha raccontato perché la conosco bene. A volte si comporta come una bambina. Fa ed accetta le cose incoscientemente. Quando sono poi tornati, l'altro ieri, sembrava un cadavere. Non l'avevo mai vista così pallida. Era disperata. La prima cosa che ha fatto, ha tolto l'anello di fidanzamento e ha detto che lo metterà solo dopo l'esame. Mi ha detto che aveva molta paura che tu l'avresti abbandonata e non le avresti più fatto lezioni. Poi mi ripeteva di continuo che lei amasse solo te.».
A questo punto io le chiesi:
«Ma perché non ha detto queste cose alla mamma invece di dirle a te?».
«In questa famiglia tutti sono abituati ad obbedire ciecamente ai genitori. Soprattutto Rim, tutto quello che dice la mamma va fatto. Solo in apparenza sono moderni, ma in realtà sono molto all'antica. Così sono stati educati.».
«Ma lei non poteva sapere prima che la volessero fidanzare con lui?».
«Non sapeva che sarebbe stato durante quella vacanza, ma sapeva che fosse lui il fidanzato scelto dalla mamma.».
«E quindi lei accettò la scelta della mamma.».
«Sì. Lei dopo l'estate scorsa, non voleva più tornare a scuola al costo di sposarsi. E così la mamma, insieme alla zia e la mamma di Sadok, hanno combinato tutto. Ma la mamma voleva comunque che la figlia finisse l'ultimo anno anche senza prendersi il diploma. Sperava in un miracolo visto che Rim è stata sempre una fannullona a scuola.».
«Ed ecco arrivato il miracolo. Ora tutto mi è più chiaro.».
«Da quando sei arrivato tu, Rim è diventata un'altra persona, irriconoscibile rispetto a prima, soprattutto a livello caratteriale.».
«Capisco. Ma com'è questo Sadok? Che fa?».
«Un rampollo, figlio di un banchiere, dicono che fa il dirigente nella banca di famiglia, sta sempre in giro in Europa. Ha trentacinque anni, diciassette anni di più di lei.».
«Ma tu lo conosci?».
«L'ho visto diverse volte, ma non mi aveva mai fatto una buona impressione, né di aspetto né di personalità. È così magro da sembrare di avere solo la pelle e le ossa. Rim ieri mi ha fatto questa domanda: se tu dovessi scegliere un marito tra te e lui quale sceglieresti? Allora io le ho risposto: te ad occhi chiusi. Perché, a parte i soldi, tu hai tutto il resto di più di lui. Oltre il tuo fisico che lui se lo può solo sognare, tu sei un vero uomo, fatto da solo. Lui, invece, è tutto finto. Senza i suoi genitori sarebbe stato una nullità. Poi, secondo me, una ragazza deve sposarsi con l'uomo che ama e non con quello che le scelgono i suoi genitori.».

A quel punto ringraziai Nour per le preziose informazioni e la grande stima che aveva di me, poi le chiesi di chiamare Rim per continuare la discussione con lei.

Appena rividi Rim, capii dai suoi occhi rossi e lucidi che stesse piangendo. Stavo ad aspettarla in piedi. Si fermò quasi ad un metro da me e continuò a guardarmi senza dire niente. Appena le feci un sorriso ed aprii le braccia, lei me si avvicinò e ci abbracciammo. Rimanemmo abbracciati per più di un minuto, poi le dissi:
«Principessa, ora sediamoci e parliamo.».
Sembrava tranquillizzata, ma non disse nulla. Si era limitata a sedersi ed aspettare che io continuassi a parlare:
«Principessa, ricordati sempre perché io sono qui. Noi abbiamo un obiettivo nobile da raggiungere. Io ho fatto un patto con me, con te e con tua madre che non possiamo più negare. Ti dico di più. Io, non voglio solo che tu superi brillantemente l'esame di maturità. Voglio, soprattutto, dotarti del pensiero scientifico che ti permetterà di laurearti nella disciplina che ti piacerà senza temere niente. Il fatto che ti sei fidanzata all'improvviso non ha cambiato affatto il mio sentimento verso di te e non sposterà nemmeno di una sola virgola i nostri piani per raggiungere il nostro fondamentale obiettivo.».

Rim mi stava ascoltando con estrema attenzione e mi guardava sempre negli occhi. Sembrava ipnotizzata dalle mie parole. Io invece, mi sentivo ipnotizzata dalla sulla bellezza e soprattutto dal suo magnetico sguardo. E continuai a dire:
«Questo secondo quadrimestre è molto importante perché rappresenta le fondamenta di tutto il resto che verrà. Perciò, dobbiamo rimanere solidali, uniti e dare il meglio di noi fino a fine giugno. Da questo dipenderà tutto il tuo futuro. Tutto il resto per me, ora, è discutibile. Io credo in te, credo nella tua intelligenza e nella tua capacità di diventare una persona di grande successo, anche accademico. Sei una persona speciale. Appunto, una principessa.».
Come finii le mie parole la trovai di nuovo tra le mie braccia a piangere e dire:
«Io non mi sento e non sono speciale, tu invece sei veramente speciale. Io ti amo non puoi immaginare quanto. Ho piena fiduccia in te. Sei l'unico a capirmi e sapere guidarmi.».
Rimanemmo abbracciati ancora per qualche minuto, poi ci sedemmo, mentre lei continuava a guardarmi negli occhi come se aspettasse da me altre cose da dire. Ed in effetti avevo ripreso a parlare:
«Ecco quello che dobbiamo fare d'ora in poi. Continuare a fare esattamente come avevamo fatto prima del tuo fidanzamento. Cioè, seguire scrupolosamente il nostro programma, discutere liberamente ed amarci fino a fine giugno. Poi, nel frattempo tu dovresti cercare in tutti i modi con tua madre di rimandare la data del tuo matrimonio, almeno di un anno. Se non riuscirai, allora sarà quel che sarà. Che mi dici?».
«Sono d'accordo. Facciamo così.».
A quel punto, le dissi la mia ultima raccomandazione di quel giorno:
«Principessa, cerchiamo di mantenere segreta la nostra relazione, ma con la complicità di Nour. Mi sembra molto in gamba. Poi, non dare troppa confidenza al tuo fidanzato, non farti toccare da lui prima del matrimonio. Questo è tutto per ora.».
In quel momento Rim assunse un'aria molto seria e mi disse:
«Non mi toccherà mai prima del matrimonio, ci sentiremo solo per telefono e quando ci incontreremo, saremo sempre in presenza di una terza persona, un familiare oppure in un luogo pubblico. Questa è una regola di famiglia. Per quanto riguarda Nour, siamo molto confidenti, poi sono sicura che lei, quando si tratta di te, sarà sempre pronta a coprirci e darci una mano.».
Poi si alzò e mi disse: «Non ho proprio la testa per studiare oggi. Saltiamo la lezione?».
«Sì, va bene, saltiamola. Poi sono rimasti meno di venti minuti.».

In quel momento, Rim si affacciò ad una finestra della sala, poi guardò dentro il cortile e disse:
«Eccola Nour, sta annaffiando le piante come al solito a quest'ora.».
Poi tornò velocemente da me e disse:
«Per favore, andiamo un attimo sul divano, è più comodo.».
«Va bene, ti seguo.».
Così, lei andava avanti ed io dietro di lei fino ad arrivare al divano nel salottino in fondo alla sala. A quel punto, mi chiese di sdraiarmi. Ma io non capivo quello che intendesse fare, allora le chiesi stupito:
«Scusa principessa, ma che dobbiamo fare?».
«Niente, vorrei solo stendermi su di te, anche per un solo minuto.».
«Ma se entra qualcuno? Sai che saremo spacciati?».
«A casa ci sono solo io e Nour che sta innaffiando i fiori del giardino di dietro. Lo sta facendo da sola, quindi ci vuole almeno un'ora per finire e tornare a casa. A lei piace annaffiare i fiori, poi sono sicura che non ci disturberà».

Tra un mix d'incoscienza, di desiderio ed audacia, mi allungai sul divano e lei con dolcezza si era stesa su di me. Sentii ogni parte del suo bellissimo corpo sul mio. Ci incastrammo uno nell'altro in modo perfetto. Sentii un immenso piacere. Mi sembrava di essere sotto l'effetto di un piacevole allucinogeno tagliato con una buona dose d'amore. Lei mi sussurrava di sentire il mio cuore battere molto forte, mentre la mia mano sinistra si infilava tra i suoi folti e bellissimi capelli, quella destra invece accarezzava i suoi fianchi e le sue splendide curve. La sentivo completamente mia, ma anche di essere totalmente suo. Le risposi che quel cuore era tutto suo e che io lo portassi solamente. E lei scoppiò a ridere facendo un movimento involontario col corpo. Così, ci trovammo in una posizione ancora più critica ed più incastrati di prima. Ma Rim, in quel momento, sollevò leggermente la testa fino a guardarmi in faccia e mi disse:
«Io, questa scena l'ho vista in un film e la voleva provare con te, è piacevolissima.».
«Sono a tua disposizione per qualsiasi prova di laboratorio d'amore. Mi interessa particolarmente questo genere di esperimenti con te. D'ora in poi considerami la tua cavia. Ma ti prego, fermiamoci qui, non mi sento tranquillo, è tropo rischioso.».
«Ho lasciato la porta aperta della sala, così appena sentiamo la porta esterna chiudersi, torniamo al nostro posto.».

Rimanemmo quasi dieci minuti in quella piacevolissima posizione, ma non ero tranquillo perché era molto rischioso. Appena sentimmo la porta esterna della casa chiudersi e le voci della mamma e della zia che entravano in casa, ci precipitammo verso i nostri posti e facemmo finta di continuare a fare la nostra lezione. La porta della sala era aperta e così la mamma e la zia vennero direttamente da noi. Dopo i saluti e gli auguri di buon anno, la mamma disse alla figlia:
«Hai raccontato al professore del nostro viaggio a Parigi?».
Ed io risposi subito prima che Rim aprisse bocca:
«Sì, mi ha raccontato qualcosa. Tutto bello, tutto interessante. Complimenti! Ora me ne devo andare, sono molto in ritardo. Ci vediamo la prossima volta. Buona serata. Ciao!».

Rim mi accompagnò fino alla porta e come notammo che nessuno ci potesse sentire, allora lei mi disse a bassa voce:
«A presto amore mio. Non vedo l'ora di rivederti.».
Poi ci salutammo a modo nostro.
Da lì andai direttamente da Mounir perché quella sera c'era una partita di calcio della nazionale. Mentre cenavamo mi chiese come avevo trovato Rim, ma io non volevo raccontargli tutti i dettagli. Mi ero limitato a dirgli che si era fidanzata a Parigi con un rampollo del suo rango, senza dimostrare particolare interesse all'argomento. Allora Mounir mi disse:
«Quella gente vive e ragiona secondo parametri molto diversi dai nostri. Per loro la vita è solo gestione della ricchezza e del potere per vivere poi nel lusso. Così, loro continueranno a vivere nel loro mondo e noi nel nostro. Sono proprio contento per questa notizia, così te la toglierai definitivamente dalla tua mente.».

Mounir aveva ragione, ma io non potevo toglierla dalla mia mente. Anzi non l'avrei mai fatto nemmeno se lo potessi fare. Rim ormai la sentivo come la parte più bella di me. Solo pensare a lei era diventato per me una fonte di piacere, figuriamoci tutto il resto. Comunque la tristissima notizia del suo fidanzamento mi aveva sconvolto profondamente perché ero sicuro che la nostra separazione avrebbe lasciato delle tracce profonde nella mia vita. Perciò, dal quel preciso momento, la mia mente iniziò ad elaborare un piano strategico per arginare i suoi effetti collaterali e limitare i danni psicologici che mi potrebbe provocare.
Le ultime due settimane di gennaio furono prevalentemente di consolidamento su tutti i fronti. Ci fu una sola novità di rilievo riguardante la mia situazione lavorativa al Centro. A metà mese, il direttore venne nel mio ufficio e mi informò di aver fatto richiesta al Ministero di nominarmi capo servizio, senza aspettare il minimo di un anno dalla mia data di assunzione, come prevedeva normalmente la legge. Lui aveva motivato la sua richiesta basandosi su un articolo della stessa legge che diceva, più o meno così: "Tale periodo potrebbe essere ridotto nel caso in cui il candidato alla promozione avesse compiuto delle azioni ritenute rilevanti e strategiche per l'ente. Il direttore mi disse di aver allegato un'ampia documentazione che, secondo lui, era sufficiente a dimostrare che il mio impegno ed i risultati raggiunti rientrassero ampiamente in quei criteri richiesti dal Ministero. Quando gli chiesi quando avremmo avuto una risposta, lui mi rispose all'inizio di marzo e mi fece un sorriso. Capii che si riferiva alla data del mio compleanno. In effetti sono nato all'inizio del mese di marzo. In quel momento, non trovai un altro modo di ringraziarlo a parte questo:
«Grande direttore! Grazie, mille volte grazie.».
«Anche questo è il mio dovere. Questa promozione è comunque meritata.», e tornò nel suo ufficio.
Durante quel periodo, Rim stava andando a scuola come un trenino elettrico con batterie nuove. Non perdeva un colpo. I risultati erano strepitosi. Eravamo addirittura in anticipo rispetto al nostro programma. Così, abbiamo avuto il tempo di colmare qualche lacuna degli anni passanti ed approfondire alcuni particolari argomenti di matematica e di fisica. Eravamo molto contenti del nostro lavoro, ma più di noi fu la mamma che cominciava a parlare di miracolo.
Anche il nostro rapporto sentimentale era intenso e stabile. Eravamo sempre avvolti dall'amore e dal buon umore. Durante il quarto d'ora di libera discussione, ci concedevamo tutto quello che si poteva concedere, però, senza rischiare di essere scoperti. Baci, carezze ed abbracci erano frequenti, ma fugaci. Eravamo diventati dei veri scippatori di cose tenere.
Con il passare dei giorni, le domande di Rim durante la nostra libera discussione erano sempre più piccanti ed imbarazzanti. Spesso mi trovavo in difficoltà a darle delle risposte senza sentirmi in imbarazzo. Non potevo reprimere i suoi desideri di avere delle risposte alle sue domande per quanto fossero fuori luogo. In fondo lei era molto curiosa a capire certi argomenti e voleva saperli da me. Ma voleva anche provare certe cose. Ormai per me tutto era chiaro. Lei aveva deciso di infrangere il tabù del sesso con la mia complicità, senza capire che io le stessi in agguato ed aspettavo solo quando lei me l'avrebbe chiesto. Non potevo fare il primo passo perché avevo paura della sua reazione che per me era sempre imprevedibile. Perciò, giocavo di continuo in difesa, ma ero sempre pronto per il contrattacco. Negli ultimi giorni mi fece una serie di domande del genere:
«Quanto dura un rapporto sessuale? Si può fare l'amore con una ragazza senza farle perdere la verginità? Potrebbe una ragazza rimanere incinta senza avere avuto un rapporto completo?», ed altre ancora più piccanti, tipo:
«Ti piacerebbe fare l'amore con me? Non hai mai sognato di fare l'amore con me? Me lo fai vedere?».
Avevo risposto a tutte le sue domande senza battere ciglio, ed anche in modo semplice e chiaro da non lasciarle qualche dubbio, tranne all'ultima, alla quale risposi: «Quando arriva il momento giusto.». Alla fine di tutte le nostre discussioni sul sesso, capii che avesse deciso di fare l'amore con me alla prima buona occasione, poi decidere se continuare a farlo o meno.

L'ultima lezione di fine gennaio ci incontrammo tutti i tre, io, Rim e la mamma al solito posto. Cioè, nel salottino in fondo alla sala, per il resoconto sull'andamento scolastico della figlia. Assicurai la mamma che tutto fosse in ordine e che i risultati raggiunti fossero sensibilmente migliori di quelli attesi. Quindi, stavamo puntando dritto il nostro obiettivo. La mamma rimase molto contenta. Prima ringraziò me per l'impegno, la serietà e la determinazione, poi rivolgendosi alla figlia disse:
«Orgoglio di mamma e di papà, devi continuare così fino alla fine. Poi, se riuscirai a diplomarti con un buon voto, ti faremo un gran bel regalo.».
Rim, a sentire la promessa del bel regalo, fu contentissima ed i suoi splendidi occhi verdi brillarono di gioia, sembrava una bambina. Mi venne un fortissimo desiderio di abbracciarla fino a toglierle il respiro e baciarla fino a soffocarla per quanto era bella.
Finita la nostra riunione, Rim mi accompagnò fino alla porta e dopo esserci assicurati che nessuno ci potesse vedere, ci abbracciammo per qualche secondo, poi ci salutammo a modo nostro.

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