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Il mio nuovo lavoro | Ottobre 1979

§4. Vantaggi e svantaggi

Pochi giorni prima di fine settembre, percepì il primo stipendio dal Centro Geofisico. Era circa una volta e mezza quello che prendevo come insegnante di liceo. Non male se volessimo giudicare solo la cifra. Ma, analizzando alcuni dettagli, le cose non stavano realmente così come sembravano. A scuola, lavoravo solo diciotto ore la settimana, poi avevo molto tempo libero per le ripetizioni. Se poi aggiungevamo i tre mesi e passa di vacanza l'anno, allora l'insegnamento a scuola aveva i suoi lati positivi. Al Centro Geofisico, invece, lavoravo quaranta ore la settimana e avevo pochissimo tempo per fare altro e solo un mese di ferie l'anno. Quindi, guardando solo il lato economico, per me, era più conveniente continuare a lavorare a scuola. Ma se noi guardassimo complessivamente tutti gli aspetti, soprattutto sul piano della crescita professionale e della carriera, allora l'ago della bilancia tendeva chiaramente verso il mio nuovo lavoro.

Discutendo con i colleghi separatamente, nessuno dei tre era soddisfatto del proprio lavoro, soprattutto per quanto riguarda il trattamento economico. Il mio collega Giovane era il più insoddisfatto. Con lui avevo legato di più, forse perché eravamo quasi coetanei, ma mi sembrava anche il più sincero. Non era sposato e nemmeno fidanzato. Prima di trasferirsi al Centro, lavorava su una grande nave da trasporto in una società nazionale. Si occupava della manutenzione degli impianti elettrici. Mi diceva che percepiva uno stipendio mensile quasi doppio di quello attuale. Poi, avevano la cucina sulla nave, quindi pasti e bibite erano gratuiti. Ma la cosa che gli piaceva di più del suo lavoro sulla nave era quella di essere sempre in viaggio, da un paese ad un altro.

Quando gli chiesi il motivo di aver lasciato quel lavoro, mi rispose che fu trasferito al Centro Geofisico per punizione perché partecipò ad uno sciopero. Mi disse anche che stava sempre alla ricerca di un altro lavoro, ma non riusciva a trovare qualcosa di meglio. Il suo stipendio non gli bastava. Perciò, per arrotondare, nei fine settimana, lavorava in nero da un suo amico elettrauto.

Il collega Giovane era molto critico nei confronti del direttore. Secondo lui, il direttore pensava solo alla sua carriera e mai alla nostra. Ebbi la conferma anche dagli altri due colleghi di questo fatto. In più, tutti i tre dicevano che li facesse lavorare molto ed era estremamente esigente e puntiglioso rispetto a tutti gli altri direttori dei vari dipartimenti del Centro. Poi controllava anche i loro orari di lavoro sul terreno. Mi disse anche che il direttore del dipartimento di geologia, ma anche quello di chimica-fisica, a fianco a noi, erano molto più permissivi del nostro.

Il Giovane mi suggerì di trasferirmi al dipartimento di geologia oppure a quello di chimica-fisica e lavorare nel laboratorio appena lo potessi fare. Lì, secondo lui, si lavorava meno, si guadagnava di più e c'erano molto meno rischi da correre. Ma io non gli diedi ascolto perché il mio lavoro mi piaceva tantissimo, avevo una piena intesa con il mio direttore, poi io dovevo occuparmi solo di programmazione ed elaborazioni dati. Due campi nuovi che mi interessavano più di qualunque altro.

Un altro fatto che dava loro molto fastidio, era la mancanza di fiducia nei loro confronti. Di tanto in tanto, il direttore mandava dei controllori alla loro insaputa per confrontare le loro dichiarazioni sul quaderno di bordo e quelle reali. Così, si era creata tra il direttore ed i miei colleghi una specie di lotta simile a quella tra guardia e ladri creando non poche tensioni. Secondo lui, il nostro direttore era visto male anche da parte degli altri direttori dei vari dipartimenti, e forse anche dal direttore generale del Centro di Geofisica. Secondo me, invece, il nostro dipartimento era quello più importante in assoluto, mentre gli altri erano considerati i nostri satelliti e, perciò, dovevano essere sempre al nostro servizio. Poi il nostro direttore era molto serio e preparato, lungimirante e carismatico, amava il suo lavoro ed aveva una forte personalità. Era il geofisico più quotato in Tunisia, e perciò era intoccabile. Il direttore generale, invece, aveva solo mansioni amministrative e poteva essere sostituito senza problemi in qualsiasi momento.

Il collega Anzianotto era molto religioso. Era sposato e padre di tre figli, due maschi ed una femmina. Tutti i tre andavano a scuola. La moglie non lavorava. Perciò, tutta la famiglia viveva solo del suo stipendio. Era molto parsimonioso e si capiva il motivo. Quando prendevamo qualcosa insieme nelle caffetterie, raramente pagava lui. Conosceva tutti i mercati convenienti di carne, pesce, frutta e verdura di tutto il Centro Nord della Tunisia. Conosceva giorni, orari e venditori di tutti i mercati. Così, ogni volta che lavoravamo sul terreno tornavamo con la spesa. Devo dire che era una cosa molto gradita da parte di tutti noi, soprattutto con il servizio di trasporto a domicilio. Ogni volta che lavoravamo sul terreno, al ritorno, la nostra Land Rover era sempre stracarica di spese varie, buone ed a buon mercato.

Dopo aver lavorato sul terreno, al nostro ritorno, entravamo spesso a Tunisi Nord, precisamente all'Ariana, percorrendo la strada verso l'aeroporto. Era più lunga, ma molto più scorrevole di quella di Tunisi Sud che attraversava diverse periferie popolari. Ero il primo ad essere accompagnato a casa e, perciò, mi ritenevo il più fortunato da questo punto di vista. Il traffico a Tunisi era pazzesco quando rientravamo in certi orari dalla parte sud della città. A volte era veramente deprimente.

Il lavoro sul terreno aveva tre vantaggi rispetto a quello d'ufficio, ma anche due enormi svantaggi. Il primo vantaggio era l'equivalenza tra una mezza giornata di lavoro sul terreno ed una giornata intera in ufficio. Perciò, bastava lavorare otto ore di lavoro sul terreno per avere la paga di un giorno di lavoro in più, oppure una giornata di riposo. Poi, quando la distanza da Tunisi fino al luogo di lavoro superava i cento chilometri, allora potevamo passare la notte in un albergo, al massimo di tre stelle, pensione completa. Tutto a spese del Centro Geofisica.

Il secondo vantaggio era fare il giro dei mercati quando siamo in trasferta. Era una cosa gradita e piacevole.

Il terzo vantaggio era il lavoro all'aria aperta nonché viaggiare da una parte all'altra della Tunisia a spese del Centro Geofisica. Perciò, i miei colleghi conoscevano quasi tutta la Tunisia. Posso pure aggiungere un quarto vantaggio abbastanza rilevante. Il fatto di essere tecnici del Centro Geofisico Nazionale, tutti ed ovunque ci rispettavano, soprattutto quando eravamo in trasferta di lavoro. Quando poi ci presentavamo con gli indumenti tecnici ed i patch del Centro, tutti cercavano di aiutarci in caso di bisogno. Mi ricordo che un giorno, io ed il Giovane, eravamo scesi dalla Land Rover per comprare del pane in un panificio ed avevamo addosso gli indumenti tecnici con i patch. C'era una signora all'ingresso del panificio che ci stesse guardando di continuo, allora il Giovane le chiese sorridendo:
«Signora, ma lei ci sta così guardando per un motivo?».
E lei rispose con un sorriso:
«Sto guardando come siete belli.», e ci mettemmo a ridere.

Il primo svantaggio di lavorare sul terreno era il traffico stradale e la lunga serie di problemi che ci potesse provocare, sia all'uscita da Tunisi, sia all'entrata, sia durante la percorrenza, soprattutto in fuoristrada. Incidenti e tamponamenti fatti o subiti dai tecnici del Centro non erano così rari. Perciò, i meccanici della nostra officina erano sempre indaffarati ad aggiustare i nostri mezzi accidentati. Il secondo invece era la pericolosità del lavoro, soprattutto quando prelevavamo la resistività del suolo. Lì, lavoravamo con l'alta tensione e bastava una sola azione sbagliata per rimanere fulminati istantaneamente sul posto.

Quando si trattava invece di prelevare il campo magnetico terrestre nelle fitte foreste delle riserve del Nord Ovest, allora l'unico pericolo era rappresentato dai cinghiali ed era reale. Una attacco di un cinghiale adulto poteva risultare fatale ed era successo in passato. Perciò, quando eravamo sul terreno da quelle parti, eravamo sempre accompagnati da una guardia armata. Aggiungiamo, poi, quando le condizioni climatiche erano avverse. Più di una volta ci eravamo trovati in serie difficoltà sia a lavorare sia a tornare a casa.

Per arrotondare lo stipendio e ridurre il costo della spesa per mangiare, i miei colleghi avevano escogitato un sistema ben collaudato che funzionava alla perfezione. Sapevano a che ora dovevano uscire dal Centro e rientrare, poi quali strade percorrere per guadagnare o perdere tempo. Quando lavoravamo sul terreno, per esempio, dovevamo rimanere almeno quattro ore fuori dal Centro per farcelo contare come una giornata di lavoro in ufficio. Perciò, facevamo sempre in modo di tornare al Centro dopo cinque ore dalla nostra uscita.

I miei colleghi mi raccontarono che quando il nostro direttore chiese a loro di non usare più le macchine di servizio per scopi personali, loro si ribellarono in modo compatto e chiesero di conseguenza ed immediatamente una revisione del quadro economico, dei loro stipendi e le loro mansioni. Poi, gli fecero notare che quella cosa era tollerata dal Direttore Generale del Centro Geofisico nonché dallo stesso Ministero dell'Energia e delle Miniere. Poi era una pratica comune in tutti gli enti pubblici. Così, il direttore, dopo la loro ribellione, oltre a chiudere un occhio, tutte le volte che uscisse con loro, faceva pure lui la spesa ai mercati.

Eravamo un gruppo abbastanza compatto, se escludendo il collega Medio. Era un tipo un po' strano, ambiguo ed apparentemente poco sincero. Era molto scaltro, a volte sembrava anche maligno. Cercava in tutti i modi di avvicinarsi al direttore, ma allo stesso tempo parlava spesso e ben volentieri male di lui. Era sposato ma senza figli. La moglie faceva l'impiegata in una agenzia di viaggi. Era l'unico tra di noi ad avere una macchina. Comunque era un gran lavoratore, instancabile sul terreno. Voleva sempre sapere i fatti di tutti e di tutte all'interno del Centro. Era particolarmente interessato a conoscere le storie sentimentali di tutte le signore e signorine del Centro. Per me era il tipo ideale per fare la spia, se non lo facesse già.

Per quanto riguarda le nostre idee politiche, la dittatura del partito unico socialista in Tunisia di quegli anni non tollerava le aperte dissidenze. Perciò, ciascuno di noi cercava di non svelare le proprie opinioni politiche per una ragione molto semplice. Se qualcuno era filo governativo, e quindi aveva la tessera del Partito, allora era automaticamente bollato come lecchino. Se invece non era tesserato, allora non poteva mai fare carriera lavorando in un ente pubblico.

L'altra alternativa era quella di avere la tessere del Sindacato. Ma secondo il Giovane, il Governo ed il Sindacato erano due facce della stessa medaglia. Per lui, il Sindacato faceva solo una finta opposizione. Lui mi disse, una volta, che tra tutti i dipendenti del Centro, eravamo solo noi due senza una tessera. Perciò, mi suggerì che se io volessi fare carriera al Centro, dovrei già cominciare a pensare di tesserarmi all'uno oppure all'altro. Non avevo altre alternative. Secondo lui era meglio avere la tessera del Partito Socialista per fare carriera.

Il Giovane mi suggerì anche di aspettare di compiere un anno di lavoro prima di decidermi. Mi disse che, sicuramente, prima o poi mi avrebbero contatto per schierarmi da qualche parte, ma comunque non mi conveniva rimanere neutrale. Mi disse anche che era nel mio interesse farlo perché in caso di bisogno oppure di una promozione, senza una tessera e la conoscenza di qualche pezzo grosso del Partito, oppure del Sindacato, sarei rimasto per sempre un quadro e mai diventato dirigente anche se avessi superato Einstein in genialità. Le parole del Giovane mi fecero molto riflettere e mi spinsero ancora di più verso la voglia di emigrare.

Comunque, tutto sommato, il mio nuovo lavoro mi piaceva tanto, principalmente per due ragioni. La prima era l'ottimale ubicazione del Centro Geofisico. In pieno centro di Tunisi e facilmente raggiungibile da tutte le parti della città. Per me che abitavo a circa tre chilometri dal centro di Tunisi, nella vicina periferia Nord Ovest della capitale, arrivare al lavoro era comodissimo. Durante le giornate lavorative, alla fermata vicino casa, passava un autobus quasi ogni due tre minuti. Anche raggiungere il Centro Geofisico con Gazzella era comodissimo. Quattro chilometri di strade larghe e dritte. Cinque semafori in tutto. La seconda, invece, era l'ambiente di lavoro. Era molto stimolante e mi offriva la possibilità di fare carriera nel campo della geofisica applicata e dell'informatica, praticamente senza limiti.

L'unico grande inconveniente del mio nuovo lavoro era sempre lo stesso, cioè, il basso stipendio che mi permettesse solo di sopravvivere e mai di vivere. Dovevo tenermi stretto e risparmiare su tutto. Ma questo era un fatto comune a tutti i dipendenti statali finché non raggiungessero un incarico dirigenziale. Cioè, non prima di vivere anni di fatica, sacrifici e rinunce, lavorando sodo fino a pochi anni dal tramonto della vita. L'altra alternativa era quella di partecipare alla vita politica e fare subito carriera, ma questa possibilità la scartai. Per me, persona dallo spirito libero, non era praticabile in un paese governato da un partito unico e dittatoriale. Questa verità mi spaventava di continuo. Perciò, l'idea di emigrare continuava sempre a covare dentro di me.

Dopo aver preso coscienza della mia nuova situazione lavorativa e di tutte le sue prospettive, decisi di continuare a lavorare sodo, di ascoltare ed eseguire alla lettera tutto quello che il mio direttore mi avrebbe chiesto di fare. Avevo pure pensato di non tesserarmi subito al Partito ed aspettare ancora visto che non ero costretto in quel momento a farlo.

Per incrementare il mio reddito invece, non avevo altra scelta oltre quella di continuare a fare ripetizioni di matematica e di fisica a qualche studente del liceo scientifico, come avevo sempre fatto negli anni precedenti. Non lo volevo più fare perché dopo otto ore di lavoro al Centro, ero stanco, volevo riposarmi o fare qualche attività sportiva o creativa. I fine settimana, invece, li volevo passare con Mounir da qualche parte come avevamo sempre fatto negli ultimi anni. Comunque non avevo escluso l'occasione di fare ripetizioni a pochissimi studenti selezionati.

In quegli anni, le ripetizioni di matematica e di fisica agli studenti dell'ultimo anno del liceo scientifico erano molto richieste, soprattutto quando il tasso di promozione all'esame di maturità scientifica non aveva mai superato il venticinque per cento. Quel esame, in quella epoca, era estremamente selettivo. Ero tra i pochi a superarlo al primo colpo. Poi durante gli anni dell'università e fino all'anno precedente, avevo preparato tanti ragazzi a quel esame con ottimi risultati. Perciò, ero considerato un esperto in materia e che mi dovessi solo convincere di continuare a farlo se volessi veramente arrotondare il mio magro stipendio. Non avevo nessun'altra possibilità di guadagno in quel momento.

Il mio nuovo lavoro | Ottobre 1979